Mappatura dei nei

Prenota la tua visita dermatologica per il controllo dei nei

Costo della prestazione: € 90,00

Grazie al servizio “Ospedale Amico” del Policlinico Casilino, è possibile prenotare ed effettuare prestazioni sanitarie con tempi brevi di attesa e prezzi in linea con quelli del privato sociale.

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Perché è importante fare la mappatura dei nei?

Negli ultimi anni le neoplasie della cute hanno assunto un’importanza sempre maggiore nell’ambito dell’oncologia: ecco perché la mappatura dei nei è diventata uno strumento fondamentale nella diagnosi precoce – e quindi nella prevenzione.

 

Ma quali sono i fattori responsabili delle neoplasie della cute?

Senza dubbio le esposizioni solari troppo frequenti e intense che, anche se brevi, possono provocare danni come eritemi e vere e proprie ustioni. Questi sono causa di alcune tra le neoplasie più frequenti della cute, come il carcinoma basocellulare e il carcinoma squamoso, ma non solo; possono infatti provocare quella che è considerata la neoplasia più temibile nell’ambito dermatologico: il melanoma.

Ecco quindi che la mappatura dei nei assume un’importanza fondamentale come esame diagnostico preventivo: questo perché può aiutare a individuare eventuali neoplasie della pelle e a intervenire per tempo con cure mirate.

Come funziona la mappatura dei nei?

Tutto quello che c’è da sapere

Una visita completa finalizzata al controllo dei nei consiste nelle seguenti fasi:

  1. Osservazione clinica.
  2. Osservazione dermatoscopica.
  3. Elaborazione digitale.
  4. Eventuale check automatico.

Dopo aver individuato il fenotipo e l’influenza dell’ambiente, si devono osservare e studiare con attenzione i nei presenti.

Da un punto di vista clinico hanno grande rilevanza:

  • Il numero dei nei.
  • La presenza di nei alla nascita (nei congeniti).
  • I nei con caratteri di atipia (a questo proposito la valutazione dell’asimmetria, dei bordi, del colore e delle dimensioni di una singola lesione può essere di grande aiuto nella formulazione di una diagnosi).

Un tempo la precisione diagnostica non risultava altissima (67%), ma oggi la tecnologia ha permesso di fare veri passi da gigante: grazie infatti alla dermatoscopia, alla video-dermatoscopia e alla video-dermatoscopia digitale, la capacità di diagnosi è molto migliorata.

Queste tecniche particolarmente innovative permettono di evidenziare delle strutture anatomiche che identificano la distribuzione del pigmento a livello della giunzione dermo-epidermica e della porzione più superficiale del derma; il tutto sfruttando la proprietà di trasparenza della cute.

La distribuzione del pigmento è ben correlata con l’architettura dei melanociti che costituiscono il neo: attraverso l’osservazione e la valutazione di oltre 40 parametri evidenziati dalla tecnica descritta, si può avere una diagnostica molto più efficace (91%).

Usiamo la video-dermatoscopia digitale

Lo strumento più efficace per il controllo dei nei, con bassissimo margine di errore.

La stazione di video-dermatoscopia digitale è composta da un microscopio correlato a una telecamera ad alta definizione (3CCD) che invia in uno schermo ad alta definizione l’immagine dermatoscopica (neo osservato in trasparenza che definisce le strutture profonde della lesione pigmentata).

L’immagine digitale è, poi, analizzata ed elaborata da un sistema a rete neurale che definisce la morfometria e la colorimetria del neo, e confronta automaticamente l’immagine del neo da studiare con altri nei presenti in una banca dati internazionale, per estrapolare le lesioni simili di cui è nota la diagnosi. Inoltre, grazie a numerosissimi filtri, il neo può essere studiato e modificato per valutare meglio ogni dettaglio.

Nel caso di soggetti con numerosi nei si può applicare la tecnica del check automatico o diagnosi assistita, che permette di “scannerizzare” tutta la cute ottenendo immediatamente una doppia diagnosi: quella proposta dallo specialista e quella elaborata in automatico dal sistema digitale.

Con questo percorso diagnostico, la possibilità di errore si avvicina allo zero.

Prenota la tua visita per la mappatura dei nei

Grazie al servizio “Ospedale Amico” del Policlinico Casilino, è possibile prenotare ed effettuare prestazioni sanitarie con tempi brevi di attesa e prezzi in linea con quelli del privato sociale.

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Il carcinoma basocellulare e il carcinoma squamoso

Queste neoplasie spesso insorgono proprio nelle aree foto-esposte e spesso risentono in modo determinante del danno attinico cronico. È ormai assodato che la cosiddetta cheratosi attinica, di fatto un carcinoma squamoso vero e proprio anche se intraepiteliale, deve essere considerato la neoplasia di gran lunga più frequente.

Fortunatamente il carcinoma basocellulare ha una malignità limitata alla recidiva locale, nel caso in cui l’asportazione chirurgica non dovesse risultare completa.

Anche il carcinoma squamoso, ancorché più temibile, quando si presenta nelle sedi foto-esposte ha una probabilità di disseminazione metastatica estremamente bassa (spesso inferiore all’1%) e in genere correlata a dimensioni estremamente cospicue della massa tumorale, che in genere denota non una difficoltà diagnostica ma solo trascuratezza da parte del paziente.

Il melanoma

Se il carcinoma basocellulare e lo squamoso hanno una prognosi piuttosto buona, non altrettanto si può affermare per la neoplasia più temibile nell’ambito dermatologico: il melanoma. Da recenti statistiche è stato registrato che nei paesi occidentali (quindi anche in Italia), l’incidenza è di circa 8-14 nuovi casi di melanomi maligni ogni 100.000 abitanti, ogni anno.

I valori maggiori si sono rilevati in Australia con incidenze che sfioravano i 40 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Estremamente minori sono, invece, le frequenze negli altri continenti con valori bassissimi nei paesi dell’estremo oriente (Giappone).

La ragione di questa prevalenza in Europa, negli Stati Uniti e in Australia, risiede nel fatto che gli abitanti di questi continenti appartengono, sostanzialmente, allo stesso genotipo indoeuropeo all’interno del quale i cosiddetti fenotipi “celtici” sono i soggetti a maggior rischio di melanoma.

Naturalmente è difficile individuare con assoluta certezza i fenotipi maggiormente esposti, in quanto le variabili sono numerose; in linea di massima, però, i soggetti con carnagione chiara, capelli biondi o rossi, occhi azzurri o verdi, sembrano essere particolarmente a rischio.

Chi è più esposto al rischio di melanoma?

Un buon indice per definire il soggetto maggiormente esposto è la cosiddetta fotosensibilità, cioè la capacità che ha una persona di difendersi dai raggi solari: in altre parole, la rapidità con la quale l’esposizione solare procura eritemi o ustioni al singolo soggetto.

L’estrema sensibilità ai raggi ultravioletti con rapido sviluppo di eritemi e di ustioni individua i soggetti a Fototipo I, fino a giungere al Fototipo IV, nel quale è molto difficile si sviluppino eritemi solari o ustioni.

Riportando questo modello all’Italia è ragionevole pensare che, pur con variazioni minime, una maggiore incidenza della patologia si ha nelle regioni del nord (fenotipi celtici) e una minore al sud (fenotipi mediterranei). Naturalmente questo dato deve tener conto dell’estrema mobilità che in questi ultimi decenni si è registrata non solo nella nostra penisola, ma in sostanza in tutto il mondo.

L’impatto dell’ambiente e delle abitudini di vita

Altri elementi di grande importanza sono l’ambiente e le abitudini di vita. Tra i vari parametri studiati, quelli di maggior rilevanza sono sicuramente il sole e la modalità di esposizione.

È stato osservato come a ustioni solari frequenti in età giovanile corrispondeva una maggior frequenza di melanomi in età adulta. Quindi quella che viene definita “elioesposizione intermittente” può essere considerata particolarmente pericolosa per lo stimolo negativo cui può sottoporre le cellule che costituiscono le lesioni melanocitarie.

Il termine di “elioesposizione intermittente” indica un’esposizione piuttosto breve, ma particolarmente intensa ai raggi del sole; essa è l’opposto della più corretta “esposizione cronica”, cioè una esposizione breve ma protratta nel tempo.

Purtroppo, in questi ultimi decenni, le abitudini di vita sono certamente cambiate e favoriscono esposizioni al sole (spesso anche in paesi tropicali), brevi ma molto intense. Avere le normali accortezze per evitare ustioni o comunque eritemi di grossa entità è la strategia giusta per non esporsi a pericoli inutili.

Arsenico ed esposizione solare

In un rapporto del 2005 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sugli effetti dell’arsenico è stato precisato che la presenza di tale sostanza nei capelli e nelle unghie è indicativa di esposizioni solari remote.

È inoltre appurato che l’assunzione di arsenico si correla con la maggiore frequenza di numerose neoplasie, tra cui anche quelle della cute. Il meccanismo d’azione risiederebbe nella capacità inibente nei confronti di alcuni geni fondamentali per la riparazione del DNA. Inoltre l’arsenico agirebbe anche come co-fattore, inibendo la riparazione dei danni causati da altri noti cancerogeni (in particolare il fumo di sigaretta).

Il fattore ereditarietà

Un ulteriore fattore di rischio nei confronti dell’insorgenza di neoplasie cutanee e particolarmente del melanoma è rappresentato dai fattori ereditari, per cui il 5-10% dei pazienti affetti da melanoma evidenziano familiarità per questa patologia.